Crotone Barocca

Festival di musica antica Leonardo Vinci III edizione | in streaming

Crotone dal 20 Giugno al 14 Ottobre

Ars Vetus – Ars nova, la metamorfosi del trecento nel pensiero musicale, con questo excursus relativo alla musica secolare nel momento in cui basso medioevo e primo umanesimo, interpretato dall’ensemble ARS CANTUS MENSURABILIS, si è aperta la III edizione del Festival di Musica Antica “Leonardo Vinci”.

Alla fine del Medioevo, che per l’Italia si può collocare all’incirca al cadere del tredicesimo secolo, si verifica in campo musicale un evento che potremmo definire, con termine attuale, epocale. Si tratta di quello che i teorici del periodo hanno chiamato Ars Nova.

L’Ars Nova, rispetto al Ars Vetus, in musica rappresenta il momento in cui lo studio della durata delle note nel tempo, e la conseguente capacità grafica di rappresentarlo, segnano il punto di avvio di uno sviluppo tecnico prima impensabile; infatti dal Trecento in poi la costruzione musicale diventa un fenomeno di vasta portata e tale progresso tecnico consente ai compositori di poter creare strutture musicali a parti sovrapposte (contrappunto) nell’ambito delle quali le parti in sé stesse possiedono realmente un’autentica autonomia.

L’elemento più percepibile è dato da una poliritmia ricca e, a volte, perfino ridondante, che informa di sé una scrittura generalmente costituita da tre linee melodiche combinate simultaneamente.

Nell’arco del tredicesimo e del quattrocentesimo secolo tale struttura si evolve raggiungendo sempre maggiori raffinatezze tecniche ed artistiche e differenziandosi fra mondo “gotico” e cioè “francese” costituito dai territori della Francia occidentale, della Provenza e del Regno di Napoli, più incline al virtuosismo ritmico e ad un atteggiamento musicale più “misterioso” e mondo “rinascimentale” costituito da un asse italo-fiammingo che consta dei territori dell’Italia centrale e settentrionale e delle Fiandre collegati reciprocamente dalla Renania.

Le composizioni musicali continuano ad innestarsi sulle forme poetiche allora in auge come la ballata, il rondo, il mottetto politestuale e, più specificamente connesse alla realizzazione musicale, madrigali e cacce. Queste ultime due forme costituiscono gli elementi di maggior rilievo dal punto di vista degli sviluppi di quella musica più astratta che, anche se con testo, è quasi un’antesignana della cosiddetta musica pura, il madrigale per la libertà con cui viene organizzato il materiale musicale e la caccia che nasce proprio grazie ad una concezione del contrappunto imitato che avrà immensi sviluppi fino alla fuga.

Ars cantus Mensurabilis, è un gruppo specializzato in quel repertorio “arsnovistico” costituito appunto dalla musica “misurata”; tale formazione rappresenta quel ramo rivolto alla musica più antica dell’associazione culturale Ad Parnassum di Londra.
Il gruppo ha al suo attivo numerosi concerti tenuti anche nelle scuole con funzione didattica, finalizzati alla conoscenza di un repertorio musicale, da parte delle nuove generazioni, assolutamente ignoto. Attraverso un’attività intensa di ricerca e studio il gruppo ha maturato un’esperienza notevole nel suo campo, intendendo la propria attività non solo come attività di mera esecuzione musicale, ma come riflessione su un intero momento culturale di cui la musica costituisce parte integrante e fondamentale.
La formazione si presenta utilizzando copie di strumenti antichi ricavate da una abbondante iconografia e, oggi, ricostituiti da sempre più numerosi liutai e organari.

Un mondo nuovo: crisi dell’egemonia culturale italiana, il titolo del secondo concerto eseguito dall’ensemble Queeene’s Musik diretto dal Mˆ Riccardo Parravicini
 La crisi culturale che attraversa l’Europa a partire dell’affermarsi del pensiero luterano porta con sé la caduta inevitabile di quei valori che avevano costituito l’impalcatura strutturale del mondo rinascimentale: nel momento in cui il messaggio culturale italiano si diffonde su una scala di dimensione europee, di cui Erasmo si fa il principale portatore, si manifestano, violenti e inconciliabili atteggiamenti intransigenti in ambito religioso.

Il mondo cristiano, per la prima volta, si divide definitivamente in due parti che rifiutano di dialogare: è il dramma che si esemplifica nel passaggio dalla Roma di Niccolò V a quella di Pio V.
Un gusto per la Teatralità accompagna la crisi religiosa animata da figure eroiche e tragiche come Savonarola e Lutero e segnata da vere e proprie “tragedie” come il rogo di giordano Bruno, che sinistramente apre il nuovo secolo.
In campo musicale, in questo clima dilacerato prendono risalto sia gli spunti comici e satirici di Orazio Vecchi e Adriano Banchieri che rappresentano i momenti di autocritica e quindi di crisi di un’intera facies poetica in una sorta di “manierismo musicale”, alimentato, dal lato opposto dall’esasperazione sentimentale e cromatica di Gesualdo da Venosa che porta ad esaurimento, per sublimazione, le intensità coloristiche del madrigale.

In questo contesto di grandi cambiamenti, quasi in sordina rispetto alla storia dell’Opera e del teatro musicale, e camminando a latere, ma all’ombra della musica sacra, la nuova musica astratta, senza testo, attua un percorso affascinante che si affranca completamente dall’aria e dal recitativo e trasforma in Concerto l’antico Mottetto. Il settimo libro dei madrigali di Monteverdi si intitola proprio così: Il Concerto. C’è di tutto: musica vocale contrappuntistica, musica strumentale, musica descrittiva e rappresentativa: questo il senso di “concerto”.

 

La lezione sarà così duratura da investire ancora la prima metà del XVIII secolo Monteverdi è, come Beethoven, un anticlassico che ha la capacità di diventare un classico: nè Beethoven, nè Monteverdi sono iconoclasti, infatti ambedue sono costruttori e non distruttori. Innovatori ma collegati all’arte della costruzione musicale della quale danno esempi straordinari: innovazione nel senso di gigantesca spinta evolutiva è la cifra che li caratterizza, e cioè, ricerca spinta oltre il consueto; ma la direzione di questa ricerca non è segnata da intenzioni decostruttive, se mai di ampliamento più che di sostituzione.
 Una poetica più rivolta all’astratto, connessa alle caratteristiche peculiari dello strumento a tastiera è quella di Girolamo Frescobaldi, rede degli organisti veneziani: i due Gabrieli e Claudio Merulo. Lo sviluppo frescobaldiano costituisce la prima grandiosa sintesi delle forme strumentali maturate nel corso del Cinquecento, per lo più legate alla danza e, in campo organistico, a forme contrappuntistiche come il Ricercare o, più libere come la Fantasia e la Toccata.
Monteverdi e Frescobaldi sono i due massimi maestri a cavallo fra i due secol: essi aprono l’arte musicale ad una facies poetica nuova dando inizio ad un modo di far musica che potremmo definire già moderno: il contrappunto si inserisce in moti armonici che incominciano ad inquadrarlo, come testimoniano le ampie progressioni di Monteverdi, o meglio gli spostamenti a terrazza del centro tonale nell’ambito di ripetizioni di un modello musicale.Ora l’Italia esporta e forma musicisti: è il caso di Schuetz, il più importante musicista luterano del primo Seicento che è allievo di Giovanni Gabrieli e poi anche di Monteverdi.

 

Anche Praetorius, dal nome ancora latinizzato è studioso di latino e “musicologo”: le sue composizioni sentono l’influenza di Ludovico Grossi da Viadana, Giovanni Gabrieli e dell’eclettico Orlando di Lasso, ma la sua formazione è tutta nell’ambito dell’umanesimo luterano. John Dowland costituisce un caso particolare di quelle figure affette da inguaribile malinconia che, come il Tasso o Gesualdo manifestano un’inquietudine patologica. Collocandosi cronologicamente al termine del Rinascimento italiano incarna in pieno le caratteristiche del nascente Rinascimento inglese del periodo elisabettiano e giacobino, portando dall’Italia nelle sue musiche la tecnica del madrigale intavolato per liuto.

Per la prima volta il Festival Leonardo Vinci e Crotone, ha ospitato un’opera barocca. E per l’occasione la scelta è ricaduta su “Venus & Adonis” di John Blow. Un “masque” una forma di rappresentazione musicale tipicamente inglese, un misto di musica e danza con un’esile trama per l’intrattenimento del Re; normalmente i nobili partecipavano, spesso mascherati, come allegorie generalmente celebrative dei personaggi della corte. La storia mitica è tratta dalle Metamorfosi di Ovidio. Si tratta di una breve opera seicentesca (circa un’ora) che presenta la peculiare caratteristica di collegare recitativi, arie e cori in una sorta di amplificazione, evocando parzialmente la prassi del coro greco.

La musica è bella, ricca di inventiva scritta in un contrappunto ancora spigoloso ma non per questo meno affascinante. Ricca di belle arie e di belle danze raggiunge la massima intensità nei cori che in un certo senso aprono, se così si può dire, le potenzialità musicali delle arie in una sorta di addensamento armonico – contrappuntistico. Piena di energia la musica si carica ulteriormente nelle variazioni del Ground ed acquisisce una intensa e nobile nota patetica nell’atto finale. La regia e la coreografia prevedono uno sviluppo che fa molto affidamento sulla danza, interpretando quindi il senso delle musiche che spesso esplicitamente la richiamano. La scenografia è molto semplice e utilizza come base gli attori stessi che sono contemporaneamente cantanti e danzatori, arricchiti da pregevoli costumi e addobbi floreali.


L’11 settembre, presso la chiesa di Santa Chiara a Crotone, si è svolto il concerto dal titolo ‘ A due violini, il maestro e il discepolo, tenuto da Alessandro Ciccolini e Domenico Scicchitano con la partecipazione del giovane soprano crotonese Danila Abate.
Questo concerto viene concepito come un piccolo viaggio tra epoche e nazioni diverse evidenziando stili e gusti connessi ma distanti tra loro. Il programma si divide in due parti perfettamente speculari. Si inizia con una composizione a due voci di Ihan Gero, compositore cinquecentesco, chiaramente mossa da una volontà didattica. È impossibile non sottolineare la funzione didattica di questo organico. I due strumenti si imitano e scambiano più volte. Il programma prosegue con una sonata a due violini del compositore e violinista francese Jean-Marie Leclair. Il linguaggio e la scrittura sono nettamente diversi, più elaborati e pensati in modo specifico per i due strumenti. Il viaggio continua verso Napoli dove si incontra uno dei più celebri compositori della storia: Giovanni Battista Pergolesi. I suoi solfeggi, sebbene di grande pregio musicale, nascono con una chiara intenzione didattico-imitativa. Il viaggio si conclude a Venezia attraverso le sonate per due violini del celeberrimo “prete rosso”. Antonio Vivaldi compone quattro sonate a due violini senza basso, due delle quali concluderanno le due parti del concerto.
Il titolo del concerto è indissolubilmente legato al concetto di didattica antica. L’apprendimento dello stile e del linguaggio risulta messo in pratica grazie ai concetti di imitazione e ripetizione tra insegnante e discepolo.

Sabato 18 e domenica 19 il duo Paola Ventrella al liuto e Cristina Fanelli soprano hanno incantato il pubblico con una performance dedicata Bellerofonte Castaldi, non eroe mitologico, ma certamente eroe del suo tempo.
Artista poliedrico e uomo complesso, fece di tutta la sua produzione artistica un inno alla Libertà.
Raffinato liutista, compositore, poeta e artigiano, fu anche un assassino e un esule. Instancabile viaggiatore, curioso di conoscere e comprendere il mondo, girò l’Italia e l’Europa in lungo e in largo. La sua musica appare ricca, nuova, esuberante e fortemente contaminata dall’incontro con altre realtà musicali. La sua poesia, spesso spregiudicata e senza filtri, è espressione di un animo turbolento ma è allo stesso tempo capace di raccontare e dipingere con sfumature differenti, i dettagli di una vita avventurosa e, dunque, di un’intera epoca storica.
In habito tiorbesco è un progetto di Paola Ventrella che nasce con l’intento di ricreare uno spazio sonoro all’interno del quale raccontare una vita, quella di Bellerofonte Castaldi, musico modenese. Ode alla vita libera, è dunque uno spettacolo in musica che coniuga musica e poesia; è un viaggio che parte da Modena, fa tappa a Roma, giunge a Napoli dopo un burrascoso viaggio in mare, si ferma nella laguna Veneziana, visita Milano, Genova, Palermo per poi tornare, infine, a Modena, lì dove ancora oggi, in un luogo a noi sconosciuto, riposa Bellerofonte.

 

Nel 500° anniversario della morte non potevamo non dedicare due concerti per chiudere il Festival a Josquin Des Prez; architettura e contrappunto: la poetica dell’equilibrio ed i fiamminghi ed il mondo musicali delle corti italiane, questi i titoli dei concerti interpretati da Thame’s Singer e Ensemble Ad Parnassum.

Josquin è considerato, assieme a Heinrich Isaac, Jacob Obrecht e Pierre de La Rue, uno dei più importanti compositori rinascimentali che hanno rappresentato della cosiddetta “Scuola fiamminga”. La sua produzione musicale è costituita da mottetti, messe e chansons. Delle 20 messe pervenute, 17 furono completamente pubblicate da Ottaviano Petrucci (nel 1502, 1505 e 1514), il quale incluse anche alcuni mottetti e chansons di Josquien nella raccolta miscellanea dell’Odhecaton, la prima edizione musicale a stampa della storia. Anche Martin Lutero espresse grande ammirazione per la sua musica. I componimenti di Josquien rappresentano uno dei momenti più alti della musica rinascimentale, in cui le forme tradizionali del medioevo si legano alle innovazioni della tecnica rinascimentale: nelle messe e nei mottetti, in particolare, il compositore espresse maggiormente una rottura con il passato, utilizzando le tecniche della parodia, della parafrasi, del canone e dell’imitazione melodica, ma anche assumendo una prospettiva vicina al senso moderno di tonalità.

Oltre alla citata Hercules dux Ferrariae, tra le messe più note vanno menzionate le due basate sulla canzone profana de L’homme armé (Missa l’homme armé sexti toni e Missa l’homme armé super voces musicales), la Missa de beata Virgine, la Missa La sol fa re mi e la Missa Pange lingua. Nelle chansons, invece, abbandonò le forme fisse del rondò e della ballata, impiegando forme più libere in cui applicò le tecniche del canone e del contrappunto alla musica profana. Tra le chansons e le frottole più celebri vanno citate El Grillo, Mille regretz, Scaramella va alla guerra, En l’hombre d’ung boissonet e In te Domine speravi, per trovar pietà.

 

Cartellone

CROTONE BAROCCA

Festival di Musica Antica “LEONARDO VINCI”

2021 – III Edizione

domenica 20 giugno                                                                                                    Giardino di S. Chiara – ore 20.30

ARS VETUS – ARS NOVA

La metamorfosi del trecento nel pensiero musicale

ARS CANTUS MENSURABILIS

Voce, Maria Lisa Geyer

Fidula, Cristiano Brunella

Organo positivo, Riccardo Parravicini

Musiche di: A. de la Halle, Ph. de Vitry, J. da Bologna,

  1. del Preposto, G. de Machaut, M. Piero, A. de Florentia,
  2. Landini, J. Ciconia

 

venerdì 25 giugno                                                                                                        Giardino di S. Chiara – ore 20.30

UN MONDO NUOVO:

CRISI DELL’EGEMONIA CULTURALE ITALIANA

QUEENE’S MUSICK

Musiche di: C. Monteverdi, O. Vecchi, J. Dowland

  1. Frescobaldi, G. Caccini, A. Grandi, H. Schulz, M. Praetorius

 

mercoledì 4 agosto                                                      Giardino Liceo Classico Pitagora – ore 21.00

JOHN BLOW

Libretto di Anne Kingsmill Finch

VENUS & ADONIS

..un masque per l’intrattenimento del Re..

Regista: Maria-Lisa Geyer

Coreografo: Roberto De Gregori

Costumista: Laura Cordery

Compagnia Ad Parnassum di Londra – Ensemble Mousiké

Direttore: Riccardo Parravicini